Filozofia i etyka

L’ABORTO È OMICIDIO IN OGNI CASO

Il prof. Paolo Bellavite ha rilasciato un’intervista in esclusiva per “Scienza Senza Censura”

Marek Skowroński: Professore, la propaganda di sinistra e favorevole all’aborto sostiene che «il bambino non ancora nato non esiste, esiste soltanto un ammasso di cellule». Peggio ancora, tali opinioni sono condivise anche da un numero significativo di medici, compresi quelli in Polonia. Che cos’è dunque il feto umano: un essere umano o un ammasso di cellule?

Prof. Paolo Bellavite: Qualsiasi persona minimamente razionale e istruita può comprendere che qui si stanno confondendo, in modo improprio e incoerente, il livello cellulare e quello umano. Se consideriamo soltanto l’aspetto cellulare, compiamo una riduzione che non ha alcun valore nemmeno dal punto di vista scientifico. Un essere umano è fatto di cellule, ma ogni cellula è composta da milioni di molecole diverse, e ogni molecola da atomi e forze fisiche. D’altra parte, le cellule formano tessuti, che non sono semplici «ammassi» di cellule, ma sistemi complessi e organizzati, funzionali alla vita, e così via fino a costituire un organismo completo. Questo schema si ripete a tutte le età, fin dalle primissime fasi dello sviluppo intrauterino. Pertanto, la domanda da porsi non è se quell’organismo sia o meno un «ammasso di cellule», ma se sia un essere umano in sviluppo oppure un animale in sviluppo. Se si tratta di un animale, a mio parere, qualsiasi questione etica passa in secondo piano. Ma una persona minimamente razionale e istruita deve essere del tutto coerente.

– Professore, nel 2022–2023, quando la Polonia era governata da una coalizione che si definiva cattolica e patriottica, l’allora Ministro della Salute introdusse la motivazione psichiatrica come base legale per praticare un aborto. Di conseguenza, da alcuni anni vengono uccisi perfino bambini al nono mese di gravidanza. Come valuta la motivazione psichiatrica per l’aborto, sia come medico sia come cattolico praticante?

– Questo è uno dei consueti espedienti utilizzati dagli abortisti, che sfruttano i «casi pietosi» per ampliare le possibilità di ricorrere all’aborto. Pur comprendendo la gravità del problema, esso può essere risolto, se lo si desidera, affidando il bambino a coppie disposte ad aiutarlo. Come medico e come cattolico, posso soltanto ribadire che l’aborto è omicidio, in ogni caso.

– Professore, qual è la situazione in Italia?

– In Italia esiste una legge sull’«Interruzione Volontaria della Gravidanza» (IVG, Legge 194 del 1978). Durante i primi novanta giorni di gravidanza, l’interruzione è consentita alla donna che dichiari circostanze tali per cui la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione al suo stato di salute, alle sue condizioni economiche, sociali o familiari, alle circostanze del concepimento oppure alla previsione di anomalie o malformazioni del feto. Pertanto, nella pratica, l’aborto è sempre concesso. Il padre del feto non può in alcun modo intervenire nella decisione di interrompere la gravidanza e non ha alcun diritto sul feto. Ciò contraddice i principi enunciati dalla legge stessa (articolo 1): «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite».

L’interruzione della gravidanza è consentita dalla legge anche dopo i primi novanta giorni quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna oppure quando siano accertati processi patologici, compresi quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Pertanto, a rigore, il cosiddetto aborto «terapeutico» (praticato per eliminare un bambino con problemi di salute) non sarebbe consentito. La legge permette inoltre a medici e operatori sanitari di rifiutare di praticare aborti per motivi di coscienza.

– L’anno scorso, in un ospedale polacco, è emerso che un medico vi aveva praticato un aborto su un bambino non ancora nato, quasi al nono mese di gravidanza, preceduto da un’iniezione di cloruro di potassio nel cuore. Tali «procedure» non rientrano nei protocolli standard, eppure vengono eseguite in Polonia. Persino da un professore universitario. Per me, come polacco, l’associazione è evidente: Josef Mengele.

– Concordo con questa analogia. D’altra parte, è evidente che, se l’essere umano viene ideologicamente ridotto a un «fastidio» o addirittura a un «ammasso di cellule», qualsiasi aberrazione diventa possibile. Spesso coloro che sostengono l’aborto non si rendono conto che esso è soltanto una delle molte forme di discriminazione commesse contro gli esseri umani più deboli e privi di potere. Può accadere che le stesse persone che accettano l’aborto non accettino la persecuzione razziale o il genocidio perpetrati per motivi di dominio politico o militare. Per questo motivo, rispondendo alla prima domanda, ho sottolineato la necessità che una persona onesta e razionale sia completamente coerente, accettando le conseguenze ultime delle proprie posizioni.

– Mi chiedo se chi uccide bambini non ancora nati o assiste nell’eutanasia possa ancora essere definito medico o infermiere.

– Fin dagli albori della medicina, come testimonia il Giuramento di Ippocrate, si è sempre ritenuto che medici e infermieri assistano e curino i malati, non che li eliminino.

– Il 4 giugno 1997, a Kalisz, Giovanni Paolo II, il papa polacco, disse: «Una nazione che uccide i propri figli è una nazione senza futuro». Nel frattempo, globalisti e sinistra continuano a dirci che siamo troppi. Siamo già di fronte a un’anticiviltà con una cultura della morte?

– Ho amato moltissimo Giovanni Paolo II e una volta ebbi persino l’opportunità di stringergli la mano. Ho amato anche la Polonia di quegli anni e nel 1980 partecipai al pellegrinaggio da Varsavia a Częstochowa. In Italia sostenni il movimento Solidarność. Erano tempi buoni che oggi, purtroppo, sembrano così lontani. I globalisti hanno inventato la teoria della sovrappopolazione per continuare il loro dominio mondiale e sfruttare le risorse a proprio piacimento. Aborto ed eutanasia sono due facce della stessa medaglia, rappresentata da una civiltà che ha subordinato gli interessi del singolo essere umano alle «regole» del mercato. La recente pandemia di COVID-19 ha evidenziato come gli interessi economici delle aziende farmaceutiche, sostenute da governi di sinistra, abbiano prodotto il virus mediante tecniche di «gain of function» per scopi militari e per produrre e vendere vaccini, nonché per dominare ancora una volta la popolazione attraverso regole sempre più restrittive delle libertà personali. Tutto ciò è stato concepito dalle élite di Davos, che parlano di sovrappopolazione e organizzano campagne per l’aborto, nelle quali anche l’OMS è attivamente coinvolta.

– La ringrazio, Professore, per questa conversazione e, nel porgerLe i miei migliori auguri e la benedizione di Dio, La invito fin d’ora a prendere parte alle nostre future interviste.

Intervista a cura di Marek Skowroński

Paolo Bellavite si è laureato in Medicina nel 1976 presso l’Università di Trieste. Ha conseguito una specializzazione in ematologia, un master in biotecnologie e ha frequentato un corso avanzato di statistica sanitaria ed epidemiologia. Dal 1984 al 2017 è stato professore di Patologia Generale presso l’Università di Verona (Italia) e successivamente ha ricoperto il ruolo di direttore della ricerca fino al giugno 2021. Continua a insegnare Patologia presso la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona. I suoi principali interessi di ricerca comprendono: biologia dei leucociti, infiammazione, medicina complementare, vaccini, bioetica e nutraceutica.

Paolo Bellavite si è laureato in Medicina nel 1976 presso l’Università di Trieste. Ha conseguito una specializzazione in ematologia, un master in biotecnologie e ha frequentato un corso avanzato di statistica sanitaria ed epidemiologia. Dal 1984 al 2017 è stato professore di Patologia Generale presso l’Università di Verona (Italia) e successivamente ha ricoperto il ruolo di direttore della ricerca fino al giugno 2021. Continua a insegnare Patologia presso la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona. I suoi principali interessi di ricerca comprendono: biologia dei leucociti, infiammazione, medicina complementare, vaccini, bioetica e nutraceutica.

Commento editoriale

Negli ultimi giorni, una notizia terrificante ha fatto il giro della Polonia. Come riportato, tra gli altri, dal quotidiano Rzeczpospolita, nella località di Lutoryż, vicino a Rzeszów, durante l’esecuzione di lavori di scavo su un terreno sono stati rinvenuti rifiuti medici, compresi resti di feti umani. Secondo quanto accertato dalla polizia, essi sarebbero stati sepolti nel periodo in cui Magdalena H. viveva ancora a Lutoryż. Sono tuttora in corso indagini volte a stabilire da quanto tempo i feti sepolti si trovassero sulla proprietà. Oltre ai resti, sono state rinvenute anche notevoli quantità di rifiuti medici, principalmente blocchi di paraffina e vetrini microscopici.

Per il momento non vi sono prove dell’esecuzione di aborti illegali da parte della dottoressa; tuttavia, di giorno in giorno, sempre più informazioni giungono all’opinione pubblica, comprese quelle provenienti da canali non ufficiali. Si sa, per esempio, che Magdalena H. avrebbe condotto una pratica medica privata nella propria abitazione. Nel giro di alcune decine di ore, il numero dei resti fetali rinvenuti è aumentato e, dai 32 inizialmente segnalati, si parla ora addirittura di circa cento.

Magdalena H., arrestata sulla base di una decisione del Tribunale Distrettuale di Rzeszów, ha spiegato la presenza dei resti di feti umani sepolti nel giardino affermando che, durante il periodo della pandemia di COVID-19, portava dall’ospedale in cui lavorava i corpi di bambini morti nella propria casa, dove effettuava su di essi degli esami. È tuttavia sorprendente come sia stato possibile portare fuori dall’ospedale i corpi dei bambini, compresa la documentazione medica, che sarebbe stata anch’essa rinvenuta tra i resti infantili sepolti. È infatti impensabile che una tale pratica potesse essere condotta da lei da sola. Inoltre, veniamo a sapere che la dottoressa patomorfologa sarebbe una persona nota negli ambienti LGBT+ e negli ambienti favorevoli all’aborto.

La procura che conduce il procedimento avrà davvero un osso duro da rodere. Dovranno essere verificati i registri ospedalieri, la documentazione medica, l’intero sistema nel quale vengono registrate le procedure mediche, nonché i registri dei decessi, della consegna dei corpi dei bambini deceduti, degli aborti e i protocolli relativi alla distruzione (smaltimento) dei feti abortiti. Sarà inoltre necessario effettuare esami del DNA sui corpi dei bambini rinvenuti.

Nel caso in cui emergano incongruenze nella documentazione ospedaliera, sarà necessario individuare le persone che potrebbero aver eventualmente preso parte a tale pratica, nonché, soprattutto, le motivazioni stesse, o persino stabilire se non ci si trovi di fronte a qualche tipo di rituale, poiché in casi simili non si può escludere neppure una simile possibilità.

Indipendentemente dagli ulteriori sviluppi dell’indagine e dall’accertamento dell’intero svolgimento degli eventi, nonché della portata di questa terrificante scoperta, è necessario porsi la domanda se il sistema polacco di tutela della salute e della vita sia efficiente e se sia in grado di proteggere efficacemente i più deboli. Il presupposto psichiatrico per l’esecuzione di un aborto, cioè la privazione della vita di una persona umana innocente, introdotto durante il governo di Diritto e Giustizia, vale a dire di un partito che si richiama ai valori cristiani e patriottici, dall’allora ministro della Salute Adam Niedzielski, nonché il caso della dott.ssa Gizela Jagielska che esegue aborti persino su bambini al nono mese di gravidanza, cioè su feti che possiedono una piena capacità di vita autonoma al di fuori dell’organismo materno, costituiscono proprio esempi evidenti del fatto che in Polonia, nonostante le disposizioni della Costituzione che garantiscono la tutela della vita dal concepimento fino alla morte naturale e nonostante diverse sentenze già emesse dal Tribunale Costituzionale sull’inammissibilità dell’aborto per motivi eugenetici, è possibile uccidere impunemente i bambini non ancora nati. In un periodo in cui il nostro Paese registra una crescita demografica negativa, ogni nuova vita umana dei bambini polacchi vale il suo peso in oro. Chi lo nega è un ignorante.

Marek Skowroński