Filozofia i etyka

Lotta contro la disinformazione medica o dittatura della Big Pharma?

Il Parlamento polacco al servizio delle multinazionali farmaceutiche e della cosiddetta medicina accademica?

Intervista esclusiva del Prof. Paolo Bellavite per www.wiedzainauka.pl

Il 3 luglio il Sejm (il Parlamento della Repubblica di Polonia) ha approvato una legge di modifica della Legge sui diritti del paziente e sul Difensore civico dei diritti del paziente, comunemente definita „Legge Ciarlatano„. Secondo la narrazione del Governo e del Ministero della Salute, la nuova normativa sarebbe finalizzata a tutelare il bene del paziente attraverso l’introduzione di severe disposizioni contro la disinformazione medica. In realtà, secondo numerosi critici, le nuove norme, pur essendo estremamente restrittive, non colpiranno i veri ciarlatani e gli impostori, bensì i naturopati e i medici che praticano la medicina complementare. Nel testo della legge si fa ripetutamente riferimento al concetto di „attuali conoscenze mediche”, un’espressione che, tuttavia, non è mai stata definita dal legislatore polacco in termini giuridici. Durante l’esame del provvedimento presso il Senato della Repubblica di Polonia sono stati presentati due emendamenti, redatti dall’autore di questa intervista, Marek Skowroński. Tali emendamenti proponevano, tra l’altro, l’introduzione di una definizione giuridica del concetto di „attuali conoscenze mediche”, nonché la garanzia che ogni scelta relativa ai metodi diagnostici e terapeutici fosse concordata dal medico con il paziente e tenesse conto delle differenze e delle caratteristiche individuali di ciascun paziente. Il testo integrale degli emendamenti è allegato in calce all’intervista.

Marek Skowroński (www.naukabezcenzury) – In Polonia è attualmente in corso un dibattito su un disegno di legge comunemente definito nel dibattito pubblico come „Legge Ciarlatano”. Il suo scopo dichiarato è quello di proteggere i pazienti dalla disinformazione medica e dalle pratiche che possono mettere in pericolo la loro salute. In realtà, molti critici sostengono che questa legge porterà alla chiusura degli studi di medicina naturale, emarginerà la medicina complementare a favore della medicina convenzionale di stampo rockefelleriano e degli interessi della Big Pharma, e introdurrà sanzioni fino a 250.000 euro per la cosiddetta „disinformazione medica”. Inoltre, al Difensore civico dei diritti dei pazienti verrebbero attribuiti poteri che, secondo i critici, ricordano più quelli dei commissari politici dell’epoca sovietica che quelli di un’autorità operante in uno Stato democratico fondato sullo Stato di diritto. In Italia si sono svolti dibattiti analoghi? Quali insegnamenti si possono trarre dall’esperienza del sistema sanitario italiano?

Prof. Paolo Bellavite: In Italia c’è sempre stata una controversia sulle varie forme di medicina, ma i conflitti non sono mai arrivati a questo livello legislativo. E spero che questa legge non venga approvata nemmeno in Polonia!

Se stiamo parlando di combattere i veri ciarlatani, chi potrebbe essere contrario? Ma, al di là dei casi più eclatanti, chi può definire in modo preciso e oggettivo che cosa significhi „disinformazione” in campo medico? Dove sono i confini tra informazione e disinformazione e, soprattutto, chi li stabilirà?

Presentare i vaccini contro il COVID-19 come capaci di impedire il contagio è stata una menzogna, eppure nessuno l’ha fermata, perché era sostenuta dal governo e dalle principali organizzazioni mediche.

In medicina si sono sempre confrontati paradigmi diversi di pensiero e di pratica; non è mai esistita un’unica visione; tutto è in continua evoluzione.

Ciò che è certo è che in Italia e nella maggior parte dei Paesi occidentali esiste una forte opposizione nei confronti della medicina complementare da parte delle organizzazioni della medicina convenzionale e della grande industria farmaceutica, soprattutto nelle università e nei programmi attuati nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.

La medicina complementare, in particolare l’omeopatia, è emarginata e sopravvive principalmente negli ambiti privati della pratica e dell’insegnamento, ma non è proibita. Anzi, in Italia esiste un accordo ufficiale tra lo Stato e le Regioni in base al quale omeopatia, fitoterapia e medicina tradizionale cinese sono riconosciute come discipline mediche, e medici e odontoiatri possono esercitarle previa iscrizione in un apposito elenco tenuto dagli Ordini professionali provinciali.

I medicinali omeopatici sono ufficialmente riconosciuti in Europa dalla Direttiva 2001/83/CE (e successive modificazioni), mentre in Italia il quadro normativo è disciplinato dal Decreto Legislativo n. 219/2006 ed è gestito dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

– Uno dei termini più frequentemente utilizzati nel disegno di legge polacco è „attuali conoscenze mediche”. Secondo la Sua esperienza, è possibile formulare una definizione univoca, chiara e giuridicamente applicabile di questo concetto?

– Assolutamente no! Le conoscenze mediche sono in continua evoluzione e non esiste qualcosa che possa essere definito come „attuale conoscenza medica”. Oppure, se prendiamo in considerazione, ad esempio, le conoscenze dell’ultimo anno o degli ultimi tre anni, esse non sono certo univoche.

Spesso si forma un consenso prevalente su un determinato argomento, ma certamente non esiste un unico corpo di conoscenze.

Si potrebbero citare innumerevoli esempi di come, in molti settori della medicina, la cosiddetta „conoscenza attuale” venga frequentemente superata da nuove scoperte e nuove teorie.

Chi potrebbe, in linea generale, mettere in dubbio l’efficacia degli antibiotici? Eppure, in molti ambiti clinici non esiste un consenso sul loro impiego, a causa degli effetti indesiderati e del rischio di indurre resistenze batteriche.

E, per quanto riguarda la maggior parte dei vaccini, il dibattito è ancora molto aperto e il rapporto beneficio/rischio continua a essere oggetto di vivaci discussioni.

Infine, non possiamo ignorare il fatto che le riviste mediche sono sottoposte a forti pressioni commerciali e che le pubblicazioni scientifiche sono spesso influenzate dai conflitti di interesse degli autori.

– Nel corso della Sua attività scientifica Lei ha più volte sottolineato l’importanza della Evidence-Based Medicine (EBM). A Suo avviso, come dovrebbe essere intesa l’EBM nella pratica clinica quotidiana? Significa semplicemente seguire le linee guida emanate dalle società scientifiche?

– Si tratta di una questione particolarmente importante. L’EBM è stata definita dai suoi promotori, come Sackett e Haynes, quale integrazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili, dell’esperienza clinica e dei valori del paziente. Non vi è dubbio che l’applicazione dell’EBM abbia contribuito ad importanti progressi nella medicina e nell’assistenza sanitaria, soprattutto nella valutazione dell’efficacia dei farmaci. Il modello gerarchico delle prove scientifiche, al cui vertice si collocano le meta-analisi degli studi clinici randomizzati (RCT), è stato tuttavia rapidamente criticato perché ostacolava lo sviluppo di nuovi ambiti di conoscenza e generava resistenze nella comunità medica.

Sebbene la gerarchia piramidale delle evidenze abbia un proprio ruolo nell’EBM, essa non rappresenta l’approccio più appropriato quando si valutano la sicurezza e il rapporto beneficio-rischio degli interventi terapeutici nella pratica clinica reale.

Un recente articolo pubblicato su BMJ Open (Shakir S., Lane S., From a pyramid to an amphitheater: embracing the totality of evidence for the postmarketing evaluation of the safety of therapeutic interventions. BMJ Open 15, e103538, 2025) analizza il ruolo crescente dei dati e delle evidenze provenienti dalla pratica clinica reale (real-world data e real-world evidence), che stanno contribuendo sempre di più alle decisioni terapeutiche nella fase successiva all’immissione in commercio dei farmaci, sottolineando come gli studi randomizzati e quelli condotti nel mondo reale siano complementari e non concorrenti. Gli autori propongono un approccio „circolare”, che valorizza l’insieme delle evidenze disponibili senza una rigida gerarchia e pone l’accento sull’integrazione di fonti di dati differenti per affrontare i problemi della ricerca medica e dell’assistenza sanitaria.

Considerando la totalità delle evidenze disponibili, questo modello adotta un approccio più olistico a sostegno del processo decisionale clinico e della tutela della salute pubblica. La questione è emersa con particolare evidenza durante la pandemia, quando la rigorosa applicazione dei principi dell’EBM sembrava spesso prevalere sul principio di precauzione, che impone di agire anche in condizioni di incertezza e di considerare i costi umani e sociali dell’inazione.

I critici delle linee guida governative sostengono che, in assenza di solide prove derivanti dagli studi clinici randomizzati, siano state ignorate altre fonti di evidenza, come gli studi osservazionali, ritardando così l’adozione di misure terapeutiche o addirittura scoraggiando l’impiego di farmaci riposizionati (repurposed drugs) nel trattamento domiciliare precoce, che successivamente si sarebbero dimostrati efficaci.

– In molte regioni italiane il sistema sanitario pubblico consente l’utilizzo di alcune terapie di medicina complementare. Quali condizioni hanno reso possibile questa scelta? Quali meccanismi garantiscono la sicurezza dei pazienti?

– Come ho già accennato, anche in Italia il sistema sanitario pubblico è molto riluttante a utilizzare le terapie complementari, fatta eccezione, forse, per alcuni ambulatori di agopuntura e omeopatia presenti soltanto in poche regioni. Solo un ospedale, in Toscana, dispone di un reparto di medicina complementare. In ogni caso, i medicinali naturali e gli integratori alimentari sono soggetti alle norme di Buona Pratica di Fabbricazione (Good Manufacturing Practice – GMP), nonché a rigorosi controlli di qualità e sicurezza, vigilati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

La pratica clinica è affidata alla libertà del medico, il quale può esercitare la medicina complementare secondo scienza e coscienza. Naturalmente il medico si assume la responsabilità delle proprie decisioni: se le condizioni del paziente peggiorano a causa di un trattamento inappropriato, egli può essere chiamato a risponderne sul piano giuridico. D’altra parte, una simile responsabilità, di norma, non viene attribuita quando farmaci della medicina convenzionale, prescritti in modo non appropriato, risultano inefficaci oppure provocano gravi effetti indesiderati. Nessun medico è stato criticato né sottoposto a procedimenti disciplinari per aver prescritto il paracetamolo ai pazienti affetti da COVID-19, nonostante fosse evidente che quel farmaco rappresentasse la scelta meno adatta per quella patologia.

– I critici della medicina complementare sostengono spesso che la sua integrazione nel sistema sanitario possa indebolire gli standard scientifici. Come risponderebbe a questa obiezione?

– Questa obiezione dimostra una mancata comprensione del contributo positivo che la medicina complementare può offrire ad un sistema sanitario. Anzitutto, è evidente che alcuni aspetti o alcune applicazioni della medicina complementare possano essere discutibili e suscettibili di critica. Tuttavia, anche la cosiddetta medicina ufficiale non può essere considerata esente da critiche, come dimostra il fatto che molte persone non trovano soluzione ai propri problemi di salute nella medicina ufficiale praticata dal sistema sanitario pubblico.

Ma il punto fondamentale è un altro. La medicina non è soltanto una „scienza” nel senso stretto del termine; è anche un'”arte”, cioè una pratica che considera tutte le dimensioni della salute e della sofferenza umana da prospettive differenti.

Infine, coloro che avanzano simili critiche dimostrano di ignorare il fatto che le principali medicine complementari praticate in Europa dispongono di solide evidenze scientifiche riguardo alla loro efficacia e ai loro meccanismi d’azione. Personalmente, insieme alla dott.ssa Lenka Tenžera, medico omeopata di Belgrado, ho appena concluso la stesura di un libro intitolato „Homeopathy: The Science of the Simile”, composto da 398 pagine e corredato da 1.167 riferimenti bibliografici, di cui la maggior parte proviene da letteratura peer-review, che documentano i più recenti progressi della ricerca. Quando sarà pubblicato, mi auguro che possa rendere giustizia contro le critiche pretestuose e malevole mosse da chi ignora questa materia.

– Nel corso della Sua carriera professionale ha incontrato situazioni nelle quali nuovi metodi terapeutici sono stati inizialmente accolti con scetticismo dalla comunità scientifica e successivamente riconosciuti come parte integrante della medicina moderna? Che cosa ci insegnano queste esperienze sull’evoluzione della scienza?

– Questa è quasi una regola nella storia della medicina! Esempi classici di medici dapprima criticati, derisi e successivamente riabilitati sono Ignaz Semmelweis, così come pionieri quali Barry Marshall e William J. O’Rourke.

Se penso soltanto a ciò che ho visto nel corso della mia carriera, potrei citare tre episodi significativi. Il primo risale agli anni Ottanta, quando l’agopuntura venne riconosciuta negli Stati Uniti come un’importante disciplina medica, in seguito al viaggio del presidente Nixon in Cina e alla scoperta delle endorfine quale meccanismo del suo funzionamento. Il secondo riguarda il momento in cui, circa venticinque anni fa, la rivista Homeopathy venne inserita nell’elenco delle riviste scientifiche sottoposte a revisione paritaria (peer-review) indicizzate in PubMed, costituendo così un riconoscimento ufficiale del valore scientifico dei suoi contenuti. Il terzo esempio è rappresentato dagli integratori alimentari a base di polifenoli, inizialmente esplicitamente esclusi dalle linee guida del Governo italiano, ma successivamente riconosciuti come utili nel trattamento del COVID-19 da numerose pubblicazioni scientifiche, comprese due meta-analisi.

– Quale ruolo dovrebbe svolgere il medico quando le evidenze scientifiche disponibili non sono conclusive e il paziente si aspetta un approccio terapeutico personalizzato?

– Non esiste una regola rigida e universale, tranne una: bisogna concentrarsi non sulla malattia, ma sul paziente come persona. Anche quando una malattia non dispone di una cura definitiva, è sempre possibile prendersi cura della persona o di alcuni aspetti del suo problema di salute. Inoltre, il medico può fare affidamento sulla propria esperienza maturata in casi analoghi oppure sul razionale scientifico.

Per esempio, nel trattamento dei pazienti oncologici, l’omeopatia non può svolgere un ruolo diretto come terapia antitumorale, ma può contribuire a migliorare la qualità della vita. Nei pazienti affetti da COVID-19, anche in assenza di un antivirale definitivamente efficace, era possibile – e necessario – occuparsi del loro stato generale di salute, del metabolismo, dello stile di vita, della salubrità dell’ambiente domestico e dell’alimentazione. Nel 2020 ho pubblicato un articolo di revisione sui benefici antivirali degli agrumi, che oggi è tra i più citati.

Anche gli aspetti psicologici della terapia sono fondamentali: molti pazienti sono morti in ospedale perché sono stati lasciati soli e terrorizzati dalle notizie diffuse sulla presunta gravità dell’epidemia; sappiamo che la paura aumenta la produzione di adrenalina, la quale, a sua volta, favorisce la coagulazione del sangue.

Va da sé che la disciplina medica che, dal punto di vista metodologico, pone la maggiore attenzione all’individualizzazione del trattamento è l’omeopatia.

– Ritiene che la legislazione debba definire con precisione i limiti delle metodiche terapeutiche ammissibili oppure che ai medici debba essere riconosciuta una maggiore autonomia professionale, pur mantenendoli responsabili dell’agire nel migliore interesse dei pazienti?

– Vorrei rispondere citando l’immortale Christoph Wilhelm Hufeland (1762–1836), considerato uno dei più eminenti medici tedeschi dell’epoca di Hahnemann. Nel 1803 scrisse nel suo libro System der Praktischen Heilkunde: «Provate ogni cosa e conservate ciò che è buono: questo è e rimane il primo comandamento della scienza… La medicina è la scienza dell’esperienza, è pratica, è sperimentazione continua… e l’esperimento non è mai concluso.» E aggiungeva: «Libertà di pensiero, libertà della scienza: questo è il nostro più alto baluardo e tale deve rimanere se vogliamo progredire. Nessuna forma di dispotismo, nessuna regola unica, nessuna repressione del pensiero. Anche lo Stato dovrebbe astenersi dall’invadere il campo della scienza o dal favorire oppure ostacolare una determinata opinione; come insegna l’esperienza, ciò ha sempre danneggiato la ricerca della verità. Solo l’esperienza, il confronto, il contraddittorio, lo studio continuo e libero e il trascorrere del tempo possono separare il vero dal falso, l’utile dall’inutile

– Alla luce dell’esperienza italiana, quali soluzioni giuridiche tutelano meglio i pazienti contro gli abusi reali, evitando al tempo stesso di ostacolare il progresso scientifico e lo sviluppo di terapie innovative?

– Ritengo essenziale che non venga posto alcun limite allo sviluppo scientifico e formativo della medicina complementare. Per proteggere i pazienti, la legge dovrebbe garantire due requisiti fondamentali:

  1. tutti i professionisti sanitari dovrebbero conseguire una regolare laurea universitaria secondo programmi di studio fondati su basi scientifiche;
  2. i programmi formativi di tutte le professioni sanitarie dovrebbero comprendere nozioni fondamentali di medicina complementare, insegnate da professionisti qualificati nelle rispettive discipline.

Purtroppo, questo secondo requisito è ancora ben lontano dall’essere garantito dal sistema universitario italiano.

– Il dibattito pubblico mette spesso in evidenza una tensione tra la necessità di tutelare i pazienti e il diritto del paziente a compiere scelte terapeutiche consapevoli. A Suo avviso, come dovrebbero essere bilanciati correttamente questi due valori?

– Il dibattito pubblico stesso deve essere libero da interferenze commerciali e, soprattutto, dall’influenza diretta o indiretta delle aziende farmaceutiche.

Osservando l’esperienza italiana, le principali reti televisive trattano le medicine complementari come se fossero stregoneria e spesso insistono su episodi di malasanità per screditare anche i professionisti seri e competenti.

I medici di medicina generale e i pediatri potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nel fornire ai pazienti un’informazione adeguata, ma anch’essi sono fortemente condizionati dai protocolli dello Stato e da varie forme di pressione. Per esempio, i medici (o i pediatri) che somministrano un elevato numero di vaccini ricevono incentivi economici, mentre coloro che li sconsigliano oppure non raggiungono una percentuale sufficientemente alta di copertura vaccinale vengono penalizzati. Come possiamo parlare di libertà d’informazione se esistono conflitti di interesse di questo tipo?

– Se potesse dare un solo consiglio ai legislatori polacchi che stanno lavorando a una normativa sulla tutela dei pazienti e sulla medicina complementare, quale sarebbe?

– Come ho già detto, lo Stato dovrebbe astenersi dall’imporre ai medici eccessivi “obblighi” o “divieti”. In altre parole, dovrebbe evitare di imporre decisioni mediche che devono essere lasciate alla conoscenza, alla coscienza del medico e alle organizzazioni rappresentative delle diverse specialità e discipline.

La scienza e la medicina hanno bisogno della libertà di pensiero. Anche l’obiezione di coscienza deve essere sempre garantita.

Secondo il principio di sussidiarietà, richiamato anche nell’ultima enciclica del Papa, lo Stato non dovrebbe intervenire laddove i corpi intermedi sono in grado di organizzare servizi capaci di rispondere ai bisogni della società, ma dovrebbe piuttosto sostenerli nella loro libertà, offrendo supporto, coordinamento e, se necessario, vigilanza contro gli interessi personali e gli abusi. Consentire la pratica della medicina complementare, rafforzarne la ricerca scientifica e sostenerne un insegnamento qualificato rappresentano, infatti, misure appropriate per la tutela dei pazienti.

– Ritiene che uno Stato democratico fondato sullo Stato di diritto possa prevedere sanzioni giuridiche per comportamenti ritenuti contrari alle „attuali conoscenze mediche”, se la legge stessa non definisce con chiarezza tale concetto? Dal punto di vista della filosofia della scienza e della pratica clinica, come dovrebbe essere affrontato questo problema?

– Lo ribadisco ancora una volta: fatta eccezione per gli evidenti casi di malasanità o di malpractice (per i quali, peraltro, non sono nemmeno necessarie leggi speciali), è impossibile stabilire per legge che cosa significhi essere „contrario alle attuali conoscenze mediche”. Qualche esempio?

I vaccini fanno parte delle attuali conoscenze mediche, ma in molti casi sono inutili o dannosi. Gli antibiotici sono efficaci contro le malattie batteriche, ma in moltissimi casi la loro prescrizione non è necessaria e neppure utile. Le statine abbassano il colesterolo: questo è noto a tutti. Tuttavia, le attuali conoscenze mediche mostrano che il loro effetto sulla mortalità per tutte le cause non è significativo. La chemioterapia è stata per lungo tempo lo standard terapeutico dei tumori, ma oggi viene progressivamente sostituita da farmaci più efficaci e meno tossici. Tuttavia, non esiste una regola unica valida per tutti i pazienti.

Le malattie neurodegenerative sono in costante aumento, ma qual’è oggi la „conoscenza attuale” riguardo al loro trattamento? Nelle discipline chirurgiche e in odontoiatria non sono tanto le regole rigide a fare la differenza, quanto la capacità decisionale e la competenza del chirurgo.

Infine, il ragionamento potrebbe essere rovesciato anche a favore delle medicine complementari, che, secondo le attuali conoscenze mediche, dovrebbero rappresentare la prima scelta terapeutica, soprattutto in pediatria e nelle cure primarie.

– Infine, desidera rivolgere un messaggio al popolo polacco e ai lettori del nostro sito?

– La Polonia è una grande Nazione che amo profondamente. Sono stato testimone e ho partecipato alla sua liberazione dal comunismo sovietico e al suo ingresso nella Comunità Europea. A questo proposito, non dobbiamo dimenticare che l’Europa, non solo come continente ma anche come patrimonio di cultura e di tradizioni, si estende dall’Atlantico agli Urali. Non lasciamoci influenzare da coloro che, per i propri interessi, hanno sempre cercato di dividerla.

Vorrei rivolgere una raccomandazione che faccio anche agli italiani e a me stesso: dobbiamo rispettare le nostre tradizioni e non dimenticare le nostre radici cristiane, perché esse sono fondamentali per la vita quotidiana, ma rappresentano anche un patrimonio essenziale al quale fare riferimento nei momenti di confusione e di crisi.

Soprattutto nel campo della medicina, il concetto di salute (in latino salus significa sia salute sia salvezza) non può essere separato dal giudizio su ciò che è autenticamente umano, da ciò per cui vale veramente la pena vivere, dal significato ultimo della vita e perfino della sofferenza.

– Grazie, Professore, per questa intervista.

Intervista di Marek Skowroński

COMMENTO DELLA REDAZIONE

Nel corso della seduta del Senato della Repubblica di Polonia del 22 luglio 2026, su nostra iniziativa, il Senatore Krzysztof Bieńkowski ha presentato i seguenti emendamenti, che tuttavia sono stati respinti nel corso della votazione. Essi prevedevano l’introduzione di due nuovi articoli.

Articolo 67zo

  1. Per attuali conoscenze mediche si intende l’insieme dinamico delle conoscenze scientifiche verificate e dell’esperienza clinica, soggetto a continua verifica ed evoluzione alla luce delle nuove scoperte scientifiche, dei risultati della ricerca e delle osservazioni cliniche. Le attuali conoscenze mediche non costituiscono un dogma, ma sono soggette a cambiamenti derivanti dal progresso della scienza e della pratica medica.
  2. Il riconoscimento di un determinato metodo diagnostico o terapeutico quale elemento delle attuali conoscenze mediche è determinato dalla qualità e dalla riproducibilità dei risultati delle ricerche scientifiche, dalla possibilità della loro verifica indipendente e dalla conferma della loro efficacia e sicurezza nella pratica clinica.
  3. Il processo di formazione delle attuali conoscenze mediche deve essere libero da indebite influenze politiche, ideologiche ed economiche, in particolare da quelle derivanti da conflitti di interesse di soggetti che potrebbero trarre vantaggio dalla promozione o dalla limitazione di determinati metodi diagnostici o terapeutici.
  4. Il carattere scientifico delle attuali conoscenze mediche si fonda sui principi della falsificabilità, dell’apertura alla critica e della possibilità di confermare o confutare in modo indipendente i risultati della ricerca. Nessuna ipotesi, teoria, linea guida o raccomandazione medica può essere considerata incontestabile esclusivamente in ragione dell’autorità dell’istituzione o della persona che l’ha formulata.»

È stata inoltre proposta l’introduzione del seguente articolo 9a:

Articolo 9a

Nella scelta del metodo diagnostico e/o terapeutico, il medico è tenuto a considerare le differenze biologiche, fisiologiche, genetiche e psicofisiche individuali del paziente, nonché il suo stato di salute, affinché il trattamento adottato sia adattato alla persona concreta e non esclusivamente alle raccomandazioni generali o ai risultati statistici degli studi di popolazione.

            La legge di modifica in esame richiama ripetutamente il concetto di «attuali conoscenze mediche», senza tuttavia fornirne una definizione legislativa. Eppure, dall’interpretazione di tale concetto può dipendere l’estensione dei diritti e degli obblighi dei soggetti che operano nel sistema sanitario, nonché l’applicazione di disposizioni che prevedono rilevanti conseguenze giuridiche.

L’emendamento proposto non modificava gli standard della ricerca scientifica né le regole che disciplinano l’esercizio delle professioni sanitarie. Il suo obiettivo era semplicemente quello di precisare uno dei concetti fondamentali della legge in modo conforme alla reale natura della scienza medica, disciplina soggetta a un continuo sviluppo e a una costante verifica.

La definizione proposta chiarisce che le attuali conoscenze mediche si fondano su prove scientifiche verificate, sull’esperienza clinica e sulla possibilità di una valutazione indipendente dei risultati della ricerca. Al tempo stesso sottolinea che il progresso della medicina richiede apertura verso le nuove scoperte scientifiche e la salvaguardia dell’indipendenza del processo scientifico da influenze estranee al merito, compresi i conflitti di interesse.

L’introduzione di una definizione legislativa avrebbe rafforzato la certezza del diritto, favorito un’applicazione uniforme delle norme e ridotto il rischio di interpretazioni divergenti da parte delle autorità amministrative e degli organi giurisdizionali.

La legge dovrebbe inoltre stabilire in modo esplicito che l’applicazione delle attuali conoscenze mediche richiede di tenere conto delle caratteristiche individuali di ogni paziente. Non esistono due persone identiche. L’età, le patologie concomitanti, le predisposizioni genetiche, le terapie precedenti, le controindicazioni, il rischio di effetti indesiderati e la volontà consapevole del paziente fanno sì che il trattamento debba sempre avere carattere individualizzato. Il medico non cura una statistica. Il medico cura una persona.

Le linee guida e le raccomandazioni elaborate dalle società scientifiche non dovrebbero essere identificate con le attuali conoscenze mediche. Esse costituiscono certamente un importante strumento di supporto, ma devono essere valutate criticamente sotto il profilo della qualità delle prove scientifiche, della trasparenza metodologica e dell’eventuale presenza di conflitti di interesse dichiarati.

La storia della medicina dimostra che il progresso scientifico è stato più volte il risultato della messa in discussione di teorie e convinzioni che, fino a quel momento, erano considerate incontestabili.

La legge dovrebbe garantire che il processo di definizione delle attuali conoscenze mediche rimanga libero da indebite influenze politiche, ideologiche ed economiche. La fiducia dei cittadini nel sistema sanitario richiede la massima trasparenza e la piena indipendenza del processo di valutazione delle prove scientifiche. Purtroppo, il 31 luglio, il Sejm ha definitivamente approvato soltanto modifiche di carattere marginale proposte dal Senato, senza recepire quelle riguardanti gli aspetti fondamentali della legge. Ciò significa che, qualora il Presidente della Repubblica firmi il provvedimento, in Polonia si potrà parlare della fine della medicina complementare, della naturopatia e dei metodi naturali di cura. Al loro posto si introdurrà, secondo l’autore, una sorta di dittatura esercitata da professori di medicina portatori di conflitti di interesse, derivanti dal fatto di figurare nei libri paga delle grandi aziende farmaceutiche.

Chi ne trarrà vantaggio? La grande industria farmaceutica, professori e medici corrotti, nonché funzionari pubblici incompetenti. E chi ne subirà le conseguenze? Prima di tutto il cittadino comune. Quando tutte le procedure mediche ufficiali e le linee guida imposte dalla Big Pharma si riveleranno inefficaci, il paziente non avrà più alcuna possibilità di ricorrere ad altri metodi terapeutici, riconosciuti in numerosi Paesi del mondo e sostenuti dalla ricerca scientifica. In cambio, ai cittadini polacchi vengono proposte vaccinazioni la cui efficacia, secondo l’autore, non è stata dimostrata in modo convincente e che, a suo giudizio, non tengono adeguatamente conto del rapporto tra i possibili rischi e i potenziali benefici. Oltre ai vaccini, il cui numero tra quelli obbligatori continua ad aumentare in Polonia, saranno la chirurgia e l’anestesiologia a dominare la pratica medica. Quando il trattamento conforme alle linee guida ufficiali fallirà, i medici, senza alcuna esitazione, firmeranno un protocollo di accanimento terapeutico inutile (terapia futile), lasciando il paziente senza ulteriori possibilità di cura.

Rimane infine il trapianto d’organo, che è spesso strettamente collegato alle decisioni riguardanti la terapia futile. Tuttavia, questo è un argomento che merita un articolo e un dibattito del tutto separati.

Marek Skowroński